Cercando le metodiche più funzionali per allenarmi alla pratica del triathlon ho conosciuto, studiato e sperimentato quella della FORZA & CONDIZIONAMENTO (F&C) e ne ho immediatamente apprezzato le filosofia e valenza facendola diventare la mia metodica.

Ma cosa vuol dire F&C?

 

La descrizione più completa e concisa è: “preparazione fisica dell’atleta per migliorare le prestazioni e prevenire gli infortuni”.

Questa modalità di preparazione è rivolta a tutti gli sportivi delle diverse discipline e a tutti i livelli dall’amatore all’agonista più esigente e fonda le proprie valenze su studi scientifici e statistici che hanno potuto registrare il raggiungimento dei due obiettivi sanciti nella descrizione precedente :

  • MIGLIORAMENTO DELLE PERFORMANCE
  • PREVENZIONE DEGLI INFORTUNI

Con la macchina che uso abitualmente per spostarmi ottengo efficacemente lo scopo ed essa è strutturata per quel tipo di servizio ma se mi venisse in mente di partecipare ad un rally con quella macchina dovrei fare diversi interventi per adattarla al lavoro che dovrà svolgere. Questo sia per renderla più performante, sia per renderla sicura.

Lo stesso ragionamento deve essere applicato al nostro fisico. Se svolgo le normali attività quotidiane posso tranquillamente “usarlo” così com’è; ma se voglio da lui prestazioni atletiche (di vario livello) devo prepararlo a sostenere quel tipo di sforzo.

 

La preparazione però non deve limitarsi ad imparare e affinare la tecnica esecutiva del gesto (corsa, tennis, sci, calcio, nuoto ecc..) ma fare in modo che quel gesto diventi  performante e sicuro.

 

Il concetto di forza è abbastanza comune e quindi lo do per acquisito ma ritengo di approfondire in maniera concisa quello di condizionamento.

Lo scopo primario del condizionamento è quello di prevenire gli infortuni. Spesso gli sportivi incappano in problemi  bio-meccanici che derivano da fastidi spesso articolari se non muscolari e tendinei.

 

Faccio l’esempio di un nuotatore che durante una sessione di allenamento ripete la rotazione dell’omero anche migliaia di volte e se accusa una debolezza tonica o funzionale nei muscoli stabilizzatori della spalla (cuffia dei rotatori) molto probabilmente sopperisce a tale deficit compensando con altri gruppi muscolari (motori) che sono quelli che presiedono al movimento dell’arto. Ciò normalmente determina una minore stabilità della spalla compromettendone funzionalità e salute.

L’effetto è frequentemente una sofferenza localizzata che compromette il movimento e quindi la trazione in acqua e quindi la performance. Conclusione: quel nuotatore non riuscirà a raggiungere i suoi obiettivi e ad essere competitivo.

Mi è risultato facile parlare della spalla in quanto è una delle articolazioni più delicate del nostro sistema scheletrico ma soprattutto diventa focale in molti sport (tennis, pallavolo, pallacanestro, atletica, ginnastica ecc.) ma anche in palestra (body building, power lifting).

Viene definita enartrosi per distinguerla dalle più comuni congiunzioni ossee, ed ha la sua vulnerabilità nel suo ampio ROM (range of motion) che le permette di muoversi in tutte le direzioni richiedendo una forte struttura di stabilizzazione (vedi cuffia dei rotatori) per consentirle movimento in sicurezza.

Ma come interviene un programma di F&C in questo esempio?

L’obiettivo rimane quello di allenare proprio i muscoli stabilizzatori e quindi si propone, parallelamente al piano di allenamento in vasca, per rimanere nell’esempio del nuotatore, per preparare la macchina (il nostro corpo) ad affrontare il rally (la nuotata).

 

Parallelamente all’allenamento aerobico, la forza interviene anche con un altro contributo decisamente sostanziale nella pratica di uno sport. Restiamo nel campo, anzi nella vasca del nuotatore. Se questo atleta fortifica tutta la muscolatura: quella deputata alla stabilizzazione sia degli arti motori (vedi sopra) che del busto riesce a mantenere una postura in acqua molto più funzionale all’avanzamento. Unendo una buona forza di trazione negli arti motori (braccia e gambe) migliorerà le sue capacità cioè farà meno fatica nell’eseguire la bracciata.

Questo comporterà un minore dispendio energetico, minore produzione di lattato, abbassamento del battito cardiaco e quindi:  POTRA’ SPINGERE DI PIU’ E NUOTARE PIU’ VELOCE!!

 

Avrà reso la sua macchina più performante per il rally!

Come opera un allenatore di F&C?

Opera in maniera trasversale andando ad attingere modalità e tipologie di esercizi da diverse discipline che vanno dalla fisioterapia al body building, all’atletica alla propriocettività e perfino allo yoga.

Adotta esercizi funzionali e di rinforzo richiamando l’atleta all’importanza di questo lavoro strutturale e non complementare, certo che sottrarre tempo all’allenamento di resistenza porterà sicuri risultati e una lunga vita atletica.

Con questo articolo ho cercato di attirare la  vostra attenzione su un aspetto veramente importante della pratica sportiva e di un percorso di allenamento. Sono moltissimi i casi di praticanti le diverse discipline (calcio, corsa, ciclismo, sci ecc..) che incorrono in traumi con conseguenze invalidanti  sia temporaneamente che in cronico e questo per mancanza di consapevolezza e metodica.

Un TRAINER ha proprio questo ruolo e funzione: permetterti di crescere e trovare soddisfazioni dallo sport che pratichi tutelando la tua salute.

 

 

Luca Barbuglio

Sono uno sportivo appassionato da molti anni tanto che ho intrapreso un percorso di formazione nel campo del fitness acquisendo la certificazione di Personal Trainer,  abbandonando precedente lavoro impiegatizio per dedicarmi primariamente a questa specializzazione. Seguo in maniera particolare il mondo ciclistico e ho abbracciato la visione di allenamento della forza condizionante da applicare ad ogni disciplina intesa come preparazione del fisico (la macchina) in funzione del lavoro (gesto atletico) da svolgere.